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Inside your Studio: Flavia Eleonora Tullio – Celebra

By 22 marzo 2017 No Comments

La rubrica di Celebra Album Libro che racconta il vostro Studio. Inteso come progetto, non soltanto come architettura!

La rubrica #insideyourstudio ci ha accompagnato a curiosare all’interno degli studi fotografici più interessanti. E non soltanto per il loro arredamento. Lo scorso anno abbiamo girovagato in Italia e all’Estero per fare due chiacchiere con voi, i protagonisti della rubrica: i fotografi.

Condividere un punto di vista, dialogare in merito alle novità del mondo della fotografia e del mercato, pensare e ripensare insieme questo complicato e stimolante quotidiano che ogni imprenditore e fotografo vive al giorno d’oggi. Per questo la rubrica è tornata con nuove domande, ma sempre con tanta curiosità! :)

Se volete essere i prossimi non vi resta che scriverci alla nostra pagina Facebook.

Oggi con noi, Flavia Eleonora Tullio Photography.

Buona lettura!

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1) Chi sei, cosa fai e da quanto tempo lo fai?

Sono Flavia Eleonora Tullio, sono una fotografa e lo faccio a tempo pieno da 4 anni.  Sono di base nelle Marche, ma sono sempre in giro per lavoro e in questa splendida regione e in altre, o all’estero. Viaggiare per lavoro è uno stimolo importantissimo, ed è un obiettivo professionale a cui voglio dedicarmi sempre di più.

Ma la domanda è aperta e dunque posso che dire che scatto praticamente quasi sempre all’aria aperta, in qualsiasi condizione meteorologica:  imparare a scattare solo con luce naturale è nato come un obbligo, visto che ho deciso di non avere uno studio, e poi è diventato una passione che mi ha portato a specializzarmi e a studiare la luce naturale durante tutte le ventiquattro ore e nell’arco delle stagioni. Uno studio complesso, che non finirà molto presto, temo.

2) Quali sono le attività indispensabili per sviluppare il tuo brand?

Scattare, scattare, scattare. Nella mia concezione di brand , esiste una sola “strategia” vincente: migliorare la qualità del proprio lavoro, mese dopo mese, anno dopo anno, creando un portfolio che ispiri.

In qualsiasi industria, un prodotto che “vende” è un prodotto di qualità, e la fotografia (matrimonialista e non) a mio parere non fa eccezione. Offrire il meglio che posso dare, qualitativamente, è il mio biglietto da visita, il primo approccio con i miei clienti. Poi, successivamente, il rapporto personale. Ogni singolo cliente, quindi ogni coppia, nel mio caso, è un mondo a sé, ha le sue esigenze, la sua storia, il suo universo intimo. Il mio compito è quello di penetrarvi quel tanto che basta per poterlo raccontare, e ritrarmi nel momento in cui posso diventare troppo invadente. Aprire un taglio di luce nei sentimenti, rifletterli, e riconsegnarli ben protetti, subito dopo.

Saper interagire, saper chiedere e non dimenticare mai che la loro soddisfazione è anche la mia, e non viceversa.

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3) Utilizzi i social network? Quali e in che modo?

Li utilizzo poco e non in maniera costante, lo ammetto. Benché parecchio del mio traffico provenga dai social, ho bisogno di avere qualcosa da dire e da mostrare, per postare. Non riesco a postare ogni giorno, per riempire di contenuti, in questo senso, non sono una brava comunicatrice.

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4) Vinton Cerf, uno dei padri di internet, ha messo tutti in guardia sui metodi digitali: “Dietro di noi un deserto digitale, un altro Medioevo. Se tenete a una foto, stampatela”. Qual è il tuo rapporto con la stampa?

Stampo le mie foto con il mio compagno, con il mio cane, quelle dei viaggi. Stampo praticamente solo le foto con le persone che amo, o dei posti che ho amato visitare.

Ho album di famiglia che sfoglio regolarmente e ringrazio i miei nonni di avere conservate cosi bene!

Dovremmo riprendere questa abitudine. Stampare una foto non è solo conservarla e averla a portata di mano,  presuppone poi una esperienza di sensorialità: il tocco della carta, il colore che sbiadisce e che cambia tonalità. La foto si modifica nel tempo, invecchia con noi, tiene su di sé le tracce di sporco, di polvere, così come i ricordi ad essa legati, cosi come noi. Ci accompagna nel corso della nostra vita, abbiamo a volte addirittura un legame d’amore con certe foto.

Ed è una testimonianza per quelli che verranno dopo di noi, aiuterà le generazioni a costruire un immaginario del passato. Noi esseri umani abbiamo bisogno di poter toccare qualsiasi creazione per esperirla, sopratutto quelle che riguardano la nostra stessa vita. Dopo tutto le foto sono probabilmente la prima forma di psicanalisi che possiamo fare, averle a portata di mano non può che far bene! E per ultima, una cosa che amo ricordare è questa: fotografare è un atto divino, è fermare il tempo, e fermare il tempo non è cosa umana. Stampare una foto è come avere tra le mani la prova di possedere un potere stupendo.

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